Sono rimasto particolarmente impressionato dai numeri di A&T 2017 (Torino, 3-5 maggio scorsi), che Massimo Mortarino fornirà più avanti all’interno di questo numero. Quello che ha impressionante dell’evento è stato l’affollamento di visitatori agli stand, in particolare da parte dei giovani delle classi 4e e 5e delle scuole medie superiori: una gioia per gli occhi!

Bene ha fatto il comitato scientifico e industriale a bandire premi per i migliori progetti riguardanti gli strumenti di Industria 4.0 (come prove e misure, IoT, fabbricazione additiva e, soprattutto, robotica) sviluppati dagli studenti delle Scuole superiori, in ottica di alternanza scuola-lavoro. In effetti, come si è evinto anche dalle parole dei rappresentanti di Comau, che hanno consegnato i premi ai primi tre gruppi classificati, oggi la parola d’ordine è “Robot ai teenager”: le “major” della robotica donano volentieri agli Istituti i loro “kit” di sviluppo di robot, favorendo l’assemblaggio di soluzioni hw-sw su piattaforme open access. È il nuovo cambio di paradigma, in buona sintonia con i dettami di Industria 4.0: dai “nativi digitali” (coloro che usano l’Iphone o il Samsung fin dalla culla) ai “nativi robotici” (coloro che assemblano robot, droni, ecc.) da piccoli.

Sempre ad A&T, mi ha stupito anche la crescente quantità e qualità dei convegni, con le Misure e le Prove in primo piano, come tradizione. Un evento nell’evento, oserei dire. Tra questi, ha fatto bella mostra di sé la Giornata della Misurazione, tradizionale forum di discussione sui più recenti temi riguardanti la metrologia fondamentale e applicata. La sala quest’anno era gremita (150 iscritti, un centinaio i partecipanti sia all’interno sia nelle comode poltroncine esterne alla sala con TVcc). Feedback positivo da tutti, con alcuni consigli su come migliorare le prossime edizioni per un ancora maggior coinvolgimento delle imprese. Buon successo di pubblico anche per il convegno sui Materiali di Riferimento e nuovo record di presenze per la Plenaria del Convegno annuale dei Centri di Taratura accreditati, che ha sfiorato i 500 presenti in sala!

Cambiando nettamente argomento, martedì scorso si è svolto, presso la mia macroarea d’Ingegneria, un importante convegno che vedeva coinvolti i colleghi di Ingegneria e gli esponenti del mondo produttivo e delle professioni, sul ruolo della figura d’Ingegnere e sull’adeguatezza dei corsi di Laurea e Laurea Magistrale/Ciclo unico per prepararli. Il giorno coincideva proprio con la presentazione, all’Università di Parma, del Rapporto Alma Laurea 2016, con le statistiche aggiornate sulle carriere degli studenti, sui loro risultati finali, e sulle loro prospettive occupazionali.

Il nostro convegno si inseriva pienamente nelle attività di Autovalutazione e Valutazione esterna degli Atenei italiani (il cosiddetto AVA 2.0), che prevede, tra le azioni di riesame, il confronto e la collaborazione con tutti gli stakeholders (portatori d’interesse: associazioni di industriali, associazioni di categoria, ordini professionali, ecc.). Dalla nutrita discussione che è seguita alle presentazioni ufficiali prima a tavoli unificati, poi in tre distinte sessioni per Ingegneria dell’Informazione, Ingegneria Industriale, Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura, sono emersi diversi aspetti significativi, che elenco brevemente qui nel seguito.

1) Le prospettive di impiego, sia per i Laureati triennali sia per quelli Magistrali/Ciclo unico sono, almeno nel bresciano, estremamente positive (in media il tempo di attesa tra laurea e impiego è di meno di tre mesi. Nota bene: la figura del Laureato triennale non piace quasi a nessuno…).

2) I livelli retributivi sono tuttavia (ahimé) scarsi (circa 1.000 € per i Laureati triennali e meno di 1.500 € per i Magistrali): utilizzando l’attualizzatore ISTAT in rete ho scoperto che il mio primo stipendio nel 1978 era, attualizzato, di più di 2.000 €! Il contraltare è che il livello retributivo sale con gli anni, più marcatamente per soggetti che dimostrino di possedere i maggiori skill e le maggiori doti di apprendimento e miglioramento

3) In merito agli abbandoni al primo anno e alle (incomprensibili) richieste del Ministero di ridurre gli abbandoni (e come? Semplificando?), gli interlocutori del mondo delle professioni ci “implorano” di non abbassare l’asticella e di mantenere alta la qualità dei nostri Laureati, che ci vengono invidiati da tutto il mondo.

4) Di fronte al dibattito “Sapere” – “Saper fare” nel mio discorso iniziale ho parlato di una terza via possibile, che dovrebbe illuminare la via degli studenti e dei loro formatori Universitari, per mantenerli al passo, con la giusta elasticità mentale e propensione al cambiamento, nel mondo delle abilità che cambiano vorticosamente: “Saper evolvere”.